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BOTTIGLIE E PANDEMIA

Impossibile decontestualizzare questo intervento. Un locale in centro ad Alessandria. La pandemia. Il coraggio (e tanto) dei gestori di rinnovare tutto.

Il locale ha bisogno di cambiare identità: negli anni è cresciuto insieme al suo pubblico e da bar classico si è trasformato progressivamente in wine bar con una specialissima offerta al buffet.

Necessitava quindi di un completo cambio di gamma cromatica, che da una base natural-mood (legno, verde acido, avorio) doveva virare verso colori che facessero risaltare i fantastici taglieri di formaggi, salumi e bollicine e che facessero immergere nel mondo dei vini.

Ho optato per una base di materiali trattati con colori scuri, bruciati, accostati a decori un po’retro’ ma dai contrasti decisi, molto decorativi ma non troppo pesanti.

Ed ecco che entra in scena la decorazione, elemento superfluo e nello stesso tempo necessario. Questa non è fine a sé stessa, ma rappresenta un gioco: la figura antropomorfa del cavatappi è il “doppio” di una figura alata (un angelo). Qui sono entrambe sullo stesso piano, entrambe figure salvifiche, una sacra e l’altra profana.

I piani dei tavoli, riutilizzati quelli esistenti, vengono lavorati con la tecnica giapponese detta Shou Sugi Ban, consistente nella carbonizzazione delle superfici, esprimendo con essa la voglia di rinnovamento, di nuovo inizio che ci pervade.

Una serie di “punti focali accompagna il nostro sguardo nel percorrere il pur piccolo locale: dalla collezione di grafica di “inchiostro festival” alla rielaborazione di una stampa della Cittadella alla quale viene sovrapposta, come se fosse un graffito metropolitano, la sagoma del nuovo ponte sul fiume Tanaro di Richard Meier, che rappresenta, come egli stesso ha commentato, un “nuovo legame moderno tra il passato e il futuro della città”.

E allora, in attesa del reportage fotografico, tra un Pata Negra e un Reblochon: buon futuro, a tutti!

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